La vita e la morte del Gronchi Rosa

Il termine “Gronchi Rosa” è entrato nel linguaggio comune come un’espressione che indica qualcosa di molto raro e prezioso. Si deve questa accezione al prestigio che, in maniera molto maggiore di ogni altro esemplare filatelico italiano, esso si è guadagnato nel tempo.

Spesso la notorietà e la rarità di un francobollo sono strettamente collegate tra loro; non è esattamente il caso del Gronchi Rosa, il quale più che alla sua scarsa reperibilità deve il prestigio alla vicenda che lo vide dapprima concepire e poi, in men che non si dica, scomparire nel nulla.
Esso infatti vide la luce (nel senso di pubblicazione) la mattina del 3 aprile del 1961, per poi venire ritirato definitivamente dalla vendita negli uffici postali la sera del giorno stesso.

Ma partiamo dall’inizio: il francobollo prende il nome dall’allora presidente della Repubblica Italiana Giovanni Gronchi, il quale nel 1960 aveva ricevuto la visita ufficiale di Stato dei presidenti di Argentina, Perù ed Uruguay. Visita che volle presto ricambiare, e che fu prevista per l’aprile 1961.
Lo Stato Italiano volle celebrare questo evento diplomatico mediante la pubblicazione di tre bolli postali ad esso dedicati, ciascuno dei quali raffigurante uno dei tre differenti stati sudamericani di destinazione. Questi bolli avrebbero avuto validità postale a partire dal 6 aprile 1961, giorno della partenza di Gronchi, fino al 31 dicembre 1962:

  • 170 Lire azzurro per l’Argentina
  • 185 Lire verde grigio per l’Uruguay
  • 205 Lire lilla rosa per il Perù.

Fu deciso però di autorizzarne la vendita a partire dal 3 aprile (lunedì di Pasqua), per così favorire l’affrancatura da parte dei collezionisti su buste destinate a viaggiare sull’aereo presidenziale, le quali avrebbero beneficiato dell’annullo speciale predisposto per il volo. Così, su precise disposizioni impartite, gli uffici postali non annullarono la corrispondenza in questione bensì la inoltrarono fino a Roma, dove sarebbe stata poi regolarizzata in concomitanza con l’entrata in vigore degli stessi, nonchè del loro imbarco.

Tutto questo sarebbe successo se non fosse che, la mattina del medesimo giorno di Pasquetta, l’ambasciatore peruviano in Italia Alfonso Arias si era procurato un’intera serie dei tre francobolli commemorativi; e con suo grande stupore notò che, nella vignetta del 205 Lire lilla rosa, i confini a nord del Perù non erano esatti, bensì risalenti a prima del 1942, anno in cui gli era stato annesso il territorio denominato “triangolo amazzonico” sottratto ai confini ecuadoregni.
Con questa mancanza si rischiò l’incidente diplomatico, a soli due giorni dalla partenza del presidente per il Sudamerica: l’errore cadeva su una questione molto delicata, in quanto il territorio suddetto era da 20 anni oggetto di rivendicazioni da parte dell’Ecuador, e la sua mancanza sembrava una delegittimazione della sovranità peruviana su di esso.

Il motivo di tale errore è a dir poco surreale: il disegnatore incaricato, Renato Mura, realizzò la vignetta basandosi sulle cartine geografiche di un atlante De Agostini del 1939, quindi di tre anni antecedente la questione del triangolo amazzonico.

Così, sotto pressione dello stesso Arias, il Ministero degli Esteri intimava alle Poste Italiane di sospendere immediatamente la vendita del valore da 205 Lire.
E qui un fatto unico nella filatelia di tutti i tempi: fu deciso che il francobollo incriminato “non sarebbe mai dovuto esistere” (cosa in teoria possibile, considerato che ancora non era entrato in corso di validità). Pertanto il 5 aprile si provvedette immediatamente a far ricoprire tutti gli aerogrammi che erano giunti alla stazione Termini di Roma con un nuovo valore, stavolta grigio, emesso a tempo di record e che presentava i confini peruviani corretti.


Il Gronchi Rosa ricoperto, celato da quello grigio ad esso sovrapposto.

D’altra parte, tutti gli altri ritirati dalla vendita e non ancora affrancati furono convogliati presso il Poligrafico di Stato, inseriti in una macchina impastatrice e distrutti.

Si optò per questa drastica decisione per due motivi:

  • il primo fu evitare la preoccupante ondata di speculazione che si rischiava di innescare in seguito ad un’eventuale vendita degli esemplari “sbagliati” per soli scopi collezionistici (cosa che era stata richiesta a gran voce da tutte le associazioni dei commercianti filatelici).
  • il secondo fu semplicemente buon senso: con esso si lasciava libertà di circolazione ad ad una rappresentazione figurativa ufficiale ma errata.

5 pensieri su “La vita e la morte del Gronchi Rosa”

  1. Il Gronchi rosa in realtà è stato venduto: posso confermarlo perchè mio zio, appassionato collezionista, era riuscito a procurarsene uno al momento dell’emisisone e ce l’aveva.
    Inoltre nel mercato filatelico erano in vendita esemplari di quel raro francobollo, ovviamente a prezzi elevati.

  2. Mi ha sempre affascinato, io sono una grande collezionista di francobolli ma purtroppo non ho il Gronchi Rosa. Se avessi la possiobilità lo comprerei…………..ma purftroppo non posso

  3. Desidero qui ricordare un’altra vicenda. In una trasmissione televisiva di carattere giuridico (di cui una serie di puntate vide come giudice monocratico il dottor Licheri) si stabilì che la perdita di valore accusata dal Gronchi rosa “fior di conio” mentre veniva mostrato ad una potenziale cliente, a causa di una goccia d’acqua – pulita – che si era staccata da una tazzina di caffè offerta dal titolare della filatelia e che aveva bagnato il francobollo doveva essere risarcita al 50% dal cliente in un contesto di “concorso di colpa” richiamandosi al principio che “ogni danno deve trovare un risarcimento”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *